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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-06-22 ad oggi 2010-06-29 Sintesi (Più sotto trovate gli articoli)

2010-06-22 Zaia: "Se è un'invenzione lo sono anche il Sud e la questione meridionale"

Scontro tra Bossi e Fini sulla Padania "10 milioni di persone pronte a battersi"

Il Senatùr: "È difficile che lui prenda i voti dalla nostra parte". Cota: "I nostri consensi ci danno ragione"

la federcalcio: "offensivo, stavolta ha passato il segno"

Bossi contro la Nazionale: "La partita con la Slovacchia? Tanto se la comprano"

Il leader della Lega ha risposto così ai cronisti che gli chiedevano un pronostico sul match di giovedì

ROMA - All'indomani del raduno leghista di Pontida, Gianfranco Fini torna a criticare certe "sortite estemporanee" del Carroccio che rischiano di "minare la coesione nazionale". Secondo il presidente della Camera, la Padania è semplicemente una "felice invenzione propagandistico-lessicale", un "neologismo", perché fra Cadore e Tigullio non c'è "assolutamente nulla" in comune. "O si è italiani o non si ha altra identità che non sia assolutamente localizzata" aggiunge il co-fondatore del Pdl durante il convegno "Patriottismo repubblicano e unità nazionale" organizzato dalla fondazione Spadolini e dalla fondazione "Farefuturo".

ST

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Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

41° Anniversario - SUPPORTO ENGINEERING-ONLINE

MILANO - Per il federalismo è la volta buona. Ne è convinto il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, che intervenendo all'inaugurazione di una nuova sede del proprio partito a Laveno Mombello (Varese) è tornato a richiamare l'immagine del fucile che già in passato gli aveva procurato parecchie critiche

23 novembre 2008 Già in passato il Senatùr aveva fatto ricorso alla metafora delle doppiette "Federalismo o diamo olio ai fucili"

Nuova provocazione di Umberto Bossi: "Questa volta la riforma la portiamo a casa, altrimenti..."

Internet, l'informatore, ll Giornalista, la stampa, la TV, la Radio, devono innanzi tutto informare correttamente sul Pensiero dell'Intervistato, Avvenimento, Fatto, pena la decadenza dal Diritto e Libertà di Testimoniare.. Poi si deve esprimere separatamente e distintamente il proprio personale giudizio..

 

Il Mio Pensiero (Vedi il "Libro dei Miei Pensieri"html PDF ):

…..

Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-06-22 ad oggi 2010-06-29

AVVENIRE

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2010-06-22

 

 

 

 

 

 

 

 

CORRIERE della SERA

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2010-06-22

Zaia: "Se è un'invenzione lo sono anche il Sud e la questione meridionale"

Scontro tra Bossi e Fini sulla Padania

"10 milioni di persone pronte a battersi"

Il Senatùr: "È difficile che lui prenda i voti dalla nostra parte". Cota: "I nostri consensi ci danno ragione"

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Fini: "Padania? Non è mai esistita" (20 giugno 2010)

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Zaia: "Se è un'invenzione lo sono anche il Sud e la questione meridionale"

Scontro tra Bossi e Fini sulla Padania

"10 milioni di persone pronte a battersi"

Il Senatùr: "È difficile che lui prenda i voti dalla nostra parte". Cota: "I nostri consensi ci danno ragione"

Fini e Bossi (Ansa)

Fini e Bossi (Ansa)

MILANO - "Ci sono grosso modo dieci milioni di persone disposte a battersi per la Padania, vuol dire che esiste. Non c'è uno Stato padano, ma la Padania esiste". Umberto Bossi risponde a muso duro a Gianfranco Fini. La frase del presidente della Camera ("La Padania non esiste, è un'invenzione che va contro l'unità del Paese") non è piaciuto per niente ai leghisti. Se Fini ha detto che andrà più spesso al Nord, non potrà contare su Bossi: "Io non vado ad accogliere uno che spara a zero contro di noi. Ha le gambe e la capacità di prendere il treno da solo, faccia da solo". In fondo, aggiunge, "quella contro la Padania è una polemica che non fa bene alla salute di Fini, perché è difficile che lui prenda i voti dalla nostra parte. Dica quello che vuole: tanto i voti ce li lascia tutti a noi".

CALDEROLI - E così, dopo le repliche a caldo del ministro Calderoli ("Noi lavoriamo a mille per il federalismo, mentre altri si dedicano alla filosofia..."), del presidente del Veneto Luca Zaia ("Se la Padania è un'invenzione allora lo sono anche il Sud e la questione meridionale") e del presidente della regione Piemonte, Roberto Cota, arriva quella del Senatùr in persona. "Fini può dire quello che vuole, ma la Padania esiste - ha detto Cota -. È sempre esistita nella storia; esiste nella realtà socio-economica e la controprova sono i nostri consensi, che aumentano sempre di più". Bossi, in un'intervista a Repubblica, aveva già bollato le frasi del presidente della Camera come "parole senza senso di chi da noi non prende voti".

FINI - Non si fa attendere la contro-replica di Fini. "Ho avuto modo di dire quello che tanti pensano, anche al Nord, anche nella tua Brianza - scrive il presidente della Camera sul sito di Generazione Italia, rispondendo a una lettera di Stefano Basilico, giovane iscritto lombardo dell'associazione "finiana" interna al Pdl. - La Padania non esiste, come ci ha ricordato anche la Società geografica italiana. C'è solo la nostra Italia. Che avrà problemi, differenze tra Nord e Sud, ma è la nostra Nazione. E dobbiamo esserne fieri, non solo quando gioca la Nazionale". Per Fini "non si può dire che è 'Padania' quella parte del paese che lavora e paga le tasse. Per due motivi: non è solo il Nord a lavorare e pagare le tasse e non tutti i cittadini del Nord che lavorano e pagano le tasse si sentono 'padani'. Sono pronto a scommettere". "Perdere tempo a discutere di una cosa che non esiste (la Padania) ci mette fuori strada - continua il presidente della Camera - Se poi, per conservare il primato (indiscusso) del Nord, per poter continuare a gridare contro "Roma ladrona", per insistere con la favola della Padania, si vuole lasciare tutto cosi com'è, questo è un altro discorso. Ma non è il mio". "Infine, caro Stefano, tu mi chiedi di essere più presente al Nord. Accetto la sfida - dice Fini - insieme a tutti gli amici che credono nell'Italia, nel senso di appartenenza ad una comunità nazionale, a un'idea di Nazione, a una storia antica, dolorosa ma affascinante", conclude il presidente della Camera.

IL PDL - Franco Frattini prova a smorzare le polemiche. La Padania, sostiene il ministro degli Esteri, è "uno slogan che la Lega ha inventato tempo fa ed è efficace agli occhi della loro gente e se la si considera in questo senso non mi offende per niente". Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ribadisce poi che "non bisogna mai dimenticare che l'attuale maggioranza si fonda sull'intesa fra il PdL e la Lega. L'alleanza ha delle serie ragioni di fondo ed è anche evidente che essa tiene sulla base di un senso di reciproca responsabilità: la Lega Nord sceglie il federalismo e scarta il secessionismo, il PdL lavora per una linea politica di equilibrio fra Nord e Sud, al netto di eccessi in un senso e nell'altro". "Si tratta - riconosce - di un'alleanza non facile, ma che non ha alternative. Tutto ciò implica anche che, a fronte del federalismo in corso d'opera, la Lega non si deve inventare l'emigrazione in giro per l'Italia dei ministeri, operazione francamente improponibile".

FAREFUTURO - Da segnalare anche la posizione di Ffwebmagazine, rivista online della fondazione Farefuturo (vicina al presidente della Camera): "In realtà - si legge in un corsivo del direttore Filippo Rossi - i leghisti danno sostanzialmente ragione a Fini, smentendo il loro Dna culturale e derubricando la Padania a semplice area socio-culturale". "Basta leggere la risposta di Luca Zaia - afferma. - "La Padania intesa come area socio-culturale, economica e politica - dice il governatore del Veneto - è una realtà censita a livello nazionale e internazionale dai più autorevoli osservatori". Un'apparente risposta a Fini diventa in realtà la più forte smentita della vulgata leghista: nelle parole di Bossi e dei suoi uomini la Padania finisce di essere una nazione e rientra nei ranghi di una regione. Come d'altra parte ha confermato senza rendersene conto lo stesso Zaia, pensando di segnare a porta vuota: "se la Padania è un'invenzione - ha detto - allora lo sono anche il Sud e la questione meridionale". Qualcuno forse ha negato l'esistenza di un Nord e di una questione settentrionale? Quello che è stato detto - conclude il corsivo - è che la Padania come identità nazionale non esiste. E da oggi sappiamo che anche i leghisti sono d'accordo".

Redazione online

22 giugno 2010

 

 

 

 

la federcalcio: "offensivo, stavolta ha passato il segno"

Bossi contro la Nazionale: "La partita

con la Slovacchia? Tanto se la comprano"

Il leader della Lega ha risposto così ai cronisti che

gli chiedevano un pronostico sul match di giovedì

la federcalcio: "offensivo, stavolta ha passato il segno"

Bossi contro la Nazionale: "La partita

con la Slovacchia? Tanto se la comprano"

Il leader della Lega ha risposto così ai cronisti che

gli chiedevano un pronostico sul match di giovedì

Umberto Bossi (Ansa)

Umberto Bossi (Ansa)

MILANO - "Tanto la partita se la comprano: vedrete che al prossimo campionato ci saranno due o tre calciatori slovacchi che giocano nelle squadre italiane". Facile immaginare che faranno discutere le parole del leader della Lega Umberto Bossi, che ha risposto così ai cronisti alla Camera che gli chiedevano un pronostico sulla partita del Mondiale che vedrà giovedì contrapporsi la Nazionale italiana a quella della Slovacchia, decisiva per la permanenza degli Azzurri al Mondiale in Sudafrica.

"HA PASSATO IL SEGNO" - Dura la replica della Federcalcio italiana: "Stavolta Bossi ha passato il segno" si legge in una fredda nota ufficiale. "Una dichiarazione sconcertante e offensiva. Questa volta e in questo momento, il senatore Bossi ha passato il segno".

Redazione online

22 giugno 2010

 

 

 

 

botta e risposta

Fini: "La Padania non esiste"

Il presidente della Camera: "Sortite leghiste minano la coesione". Calderoli: "Noi lavoriamo per il federalismo"

botta e risposta

Fini: "La Padania non esiste"

Il presidente della Camera: "Sortite leghiste minano la coesione". Calderoli: "Noi lavoriamo per il federalismo"

ROMA - All'indomani del raduno leghista di Pontida, Gianfranco Fini torna a criticare certe "sortite estemporanee" del Carroccio che rischiano di "minare la coesione nazionale". Secondo il presidente della Camera, la Padania è semplicemente una "felice invenzione propagandistico-lessicale", un "neologismo", perché fra Cadore e Tigullio non c'è "assolutamente nulla" in comune. "O si è italiani o non si ha altra identità che non sia assolutamente localizzata" aggiunge il co-fondatore del Pdl durante il convegno "Patriottismo repubblicano e unità nazionale" organizzato dalla fondazione Spadolini e dalla fondazione "Farefuturo".

COESIONE - L'importante, sostiene Fini, è "non derubricare come goliardate fini a se stessi" certi "abili tentativi" che vanno a incidere sulla cultura popolare. "Le sortite della Lega che cita la Padania e ironizza sull'inno sono propagandistiche" aggiunge il presidente della Camera. Bisogna però "contrastare in modo molto netto queste intenzioni", aggiunge, "perché il vero pericolo è che la coesione nazionale rischia di affievolirsi". La migliore risposta è una "azione culturale e pedagogica tesa a riaffermare cosa si intenda per nazione". Altrimenti si può avere una "derubricazione dell'italianità a una semplice operazione museale".

CALDEROLI - Dopo le dichiarazioni di Fini, non si fa attendere la replica del Carroccio. "La Lega Nord, come ha ribadito Umberto Bossi dal palco di Pontida - assicura il ministro Roberto Calderoli - ha preso la strada del federalismo. Tutto il resto è privo di fondamento". "È proprio per questo - prosegue - che tre ministri, Bossi, Tremonti e Calderoli, stanno lavorando a mille per poter portare entro giugno la relazione tecnica sul federalismo e quattro decreti legislativi, relativi all'autonomia impositiva di Comuni e Province e ai costi e ai fabbisogni standard". "C'è chi lavora per realizzare il federalismo, e conseguentemente la coesione, e chi, invece, si dedica alla filosofia...".

ZAIA - Più tardi tocca a Luca Zaia rispondere a Fini. "Se la Padania è un'invenzione - sostiene il governatore del Veneto ad Affaritaliani.it - allora lo sono anche il Sud e la questione meridionale". "La Padania intesa come area socio-culturale, economica e politica - aggiunge - è una realtà censita a livello nazionale e internazionale dai più autorevoli osservatori". "Dire che non esiste una macro-area come la Padania - prosegue - significa non conoscere lo stato dell'arte della situazione. Significa negare l'evidenza, ovvero l'Italia a due velocità ormai riconosciuta in tutto il mondo". "Sono convinto che non metta a rischio il governo - dice l'esponente del Carroccio, sempre riferendosi alle parole di Fini - perché la Lega c'era anche prima delle elezioni, è servita a vincerle e per mandare al governo questa coalizione e serve per continuare a governare e fare le riforme. La Lega si conferma un alleato fedele nel rispetto degli impegni presi con il popolo".

Redazione online

21 giugno 2010(ultima modifica: 22 giugno 2010)

 

 

 

 

Castelli: "Se non ci sarà la devolution ci potrà essere la secessione"

Bossi: il ministro del federalismo sono io

Il Senatùr a Pontida: con Brancher non è cambiato nulla. "Ho scelto la strada pacifica rispetto a quella del fucile"

Castelli: "Se non ci sarà la devolution ci potrà essere la secessione"

Bossi: il ministro del federalismo sono io

Il Senatùr a Pontida: con Brancher non è cambiato nulla. "Ho scelto la strada pacifica rispetto a quella del fucile"

PONTIDA - "C'è un solo ministro per il federalismo e sono io". Umberto Bossi ha aperto il comizio a Pontida con queste parole, precisando che non è vero che gli sono state tolte le deleghe con la nomina di Aldo Brancher a ministro per l'attuazione del federalismo. "Per il federalismo - ha aggiunto - la coppia è sempre quella, io e Calderoli. Ad Aldo Brancher si è pensato di dare il decentramento, che è certo importante ma è un'altra cosa. Non è cambiato nulla".

MINISTERI - A proposito di decentramento il leader della Lega ha poi proposto di spostare da Roma i ministeri: "Siamo il Paese più centralista del mondo, spostare i ministeri significa spostare anche migliaia di posti di lavoro che adesso sono tutti a Roma". Spiega che "decentramento significa distribuire i poteri della capitale" e ha citato Torino, Milano e Venezia. Quindi ha chiarito il cambio di marcia rispetto ai tempi in cui invitava i leghisti a imbracciare le armi: "So quanti di voi sono pronti a battersi, anche milioni, ma io ho scelto la strada pacifica rispetto a quella del fucile. La lotta della Lega non finirà fino a quando la Padania non sarà libera". Il pubblico gridava "secessione, secessione".

ALLEVATORI - Bossi si è poi rivolto ai Cobas del latte presenti a Pontida: "Non posso dire il perché e il per come ma tra pochi giorni capirete. Adesso siete disperati ma io non vi ho dimenticati e la Lega risolverà i vostri problemi". Il Senatùr ha ricordato quando era sindaco di Milano il leghista Marco Formentini che invitò gli allevatori a non invadere Milano con i trattori: "Vi aveva detto di non invadere la città e la Lega ha risolto i vostri problemi. Stessa cosa ha fatto il ministro Zaia. La Lega risolverà i vostri problemi".

SOTTO LA PIOGGIA - Nonostante il freddo e la pioggia nel pratone di Pontida, dove si tiene il tradizionale raduno della Lega, sono arrivati militanti da tutte le regioni del Nord, ma anche da Emilia-Romagna e Toscana. Su uno striscione gigantesco, steso sulle pendici di una collinetta, si legge "Umberto, Bologna ti ama". Ci sono bancarelle con gadget leghisti, magliette, il profumo padano, indumenti intimi con scritto "Padania Libera", distintivi, cd, libri. Accanto al palco, con la scritta "Fratelli su libero suol", per la prima volta è stata installata una statua alta 10 metri di Alberto da Giussano. Secondo gli organizzatori sono presenti 50mila persone.

FEDERALISMO - Il tema centrale della giornata è naturalmente il federalismo. Ne ha parlato con toni duri il sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli: "Se non ci sarà il federalismo ci potrà essere la secessione, non perché lo chiederà la Lega, ma perché lo chiederà tutto il Nord. Oggi è la Lega che tiene unito lo Stato, altro che volerlo disgregare". Il governatore del Piemonte Roberto Cota ha difeso la manovra, che "non mette a rischio il federalismo", ma anzi è "la soluzione" per ridurre spesa pubblica e sprechi. Per quanto riguarda Brancher, Cota saluta la nomina del neo ministro come "un segnale di attenzione per quello che riguarda il processo di decentramento", anche se, sottolinea, "il regista del federalismo è Bossi, su questo non c'e alcun dubbio".

CALDEROLI - Ha parlato della manovra anche il ministro Roberto Calderoli: "Chi dice che il federalismo è a rischio non conosce l'argomento e non ha letto la manovra perché una delle specifiche non va a influenzare il federalismo e le risorse che verranno fiscalizzate". Così ha replicato ad alcuni governatori, Formigoni in primis, secondo cui la manovra mette a rischio il federalismo. "Era necessaria: l'unica risposta alla crisi è il federalismo che è la vera cura". Calderoli ha poi affrontato la questione dell'inno d'Italia, dopo le polemiche che hanno coinvolto il presidente veneto Zaia: "Ciascuno ha il suo simbolo e la propria bandiera. Ho visto che anche nella proposta del ministro La Russa è presente la possibilità di avere il proprio inno per le Regioni. L'Inno di Mameli è l'inno d'Italia, quello della Padania è il Va, pensiero".

IMMIGRAZIONE - Si è parlato infine di immigrazione, altro tema centrale per il Carroccio. Il ministro dell'Interno Maroni ha elogiato l'accordo con la Libia, "un modello cui l'Europa deve ispirarsi". Il capogruppo al Senato Federico Bricolo ha ribadito il no della Lega al voto agli extracomunitari: "Finché la Lega è in Parlamento non ci sarà mai".

Redazione online

20 giugno 2010

 

 

 

 

Già in passato il Senatùr aveva fatto ricorso alla metafora delle doppiette

"Federalismo o diamo olio ai fucili"

Nuova provocazione di Umberto Bossi: "Questa volta la riforma la portiamo a casa, altrimenti..."

Il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi (Lapresse)

Il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi (Lapresse)

MILANO - Per il federalismo è la volta buona. Ne è convinto il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, che intervenendo all'inaugurazione di una nuova sede del proprio partito a Laveno Mombello (Varese) è tornato a richiamare l'immagine del fucile che già in passato gli aveva procurato parecchie critiche.

"MOMENTO STORICO" - "E’ un momento storico - ha detto in particolare il segretario del Carroccio -, quello per il federalismo è un cammino difficile ma questa volta riusciremo a portarlo a casa sennò ognuno cominci ad oliare il fucile a casa. Ne abbiamo piene le scatole di lavorare e pagare, ma chi la dura la vince".

I PRECEDENTI - In passato Bossi aveva parlato di 300 mila uomini armati pronti a seguirlo per marciare su Roma e anche di proiettili che valgono 300 lire, in riferimento ad alcune inchieste che la magistratura stava conducendo sul movimento. Non solo: in un'altra occasione, ai tempi del secondo governo Berlusconi, aveva anche detto di voler sentire il rombo del cannone, quello delle navi militari chiamate a presidiare le coste contro i continui sbarchi di immigrati. Nell'agosto del 2007, invece, era all'opposizione e parlando della politica fiscale del governo Prodi aveva detto: "Finora gli è andata bene. Noi padani pagavamo e non abbiamo mai tirato fuori il fucile, ma c'è sempre una prima volta". Poi, in occasione delle ultime elezioni politiche Bossi aveva fatto ricorso alla metafora della doppietta: "Guardate che queste elezioni potrebbero finire con la necessità di imbracciare il fucile e di andare a prendere queste carogne" aveva detto a pochi giorni dal voto, polemizzando sulla scheda elettorale a suo dire fatta apposta per indurre alla confusione. E anche dopo la vittoria elettorale del Pdl il Senatùr non aveva resistito alla tentazione di ricorrere all'immagine delle canne lunghe: "Questa è l' ultima occasione: o si fanno le riforme o scoppia un casino. Se la sinistra vuole scendere in piazza abbiamo trecentomila uomini, trecentomila martiri pronti a battersi. E non scherziamo... mica siam quattro gatti. Verrebbero giù anche dalle montagne. E verrebbero con i fucili, che son sempre caldi".

 

22 novembre 2008(ultima modifica: 23 novembre 2008)

 

 

 

REPUBBLICA

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2010-06-22

Bossi: "L'Italia si compra la partita"

La Figc: "Stavolta ha passato il segno"

Bossi: "L'Italia si compra la partita" La Figc: "Stavolta ha passato il segno"

Bossi con la maglia della Padania

MILANO - Dalla Lega Nord ancora strali contro la Nazionale. E la Figc replica con durezza. E' il leader Bossi a fare una battuta pesante sugli azzurri in serata, forse nel tentativo di fare una battuta. dimenticando che sul calcio non si scherza mai: "Tanto la partita se la comprano: vedrete che al prossimo campionato ci saranno due o tre calciatori slovacchi che giocano nelle squadre italiane...". Così ha risposto il Senatur a chi gli chiedeva un pronostico sulla partita di giovedì. E' solo l'ultima di una lunga lista di prese di posizione, iniziative di disturbo. Dal tifo per il Paraguay a una generale insofferenza verso una squadra che si chiama "Italia".

La Federcalcio replica un'ora dopo dal Sudafrica: "Stavolta Umberto Bossi ha passato il segno". E giudica "offensiva" la dichiarazione del leader del Carroccio. Brevissimo il comunicato: "Una dichiarazione sconcertante e offensiva. Questa volta e in questo momento, il senatore Bossi ha passato il segno".

E' anche il caso di ricordare il modo in cui Gigi Riva e De Rossi hanno reagito alle ultime sortite della Lega Nord. Il team manager della Nazionale ha detto: "Siamo un paese alla deriva". E De Rossi: "Vuol dire che la prossima volta tiferemo contro la Padania".

(22 giugno 2010)

 

 

L'UNITA'

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2010-06-22

Bossi contro Fini: "Dieci milioni pronti a battersi per la Padania". Intercettazioni: "Approvazione entro agosto"

"Ci sono grosso modo 10 milioni di persone disposte a battersi per la Padania: vuol dire che esiste". Certo, "non c'è lo stato padano, ma la Padania esiste". Così il leader della Lega, Umberto Bossi, parlando con i giornalisti in Transatlantico, replica nuovamente al presidente della Camera, Gianfranco Fini, sull'esistenza della Padania.

 

Fini in giornata aveva ribadito le sue posizioni: "Caro Stefano, tu mi chiedi di essere più presente al Nord. Accetto la sfida, insieme a tutti gli amici che credono nell'Italia, nel senso di appartenenza ad una comunità nazionale, a un'idea di Nazione, a una storia antica, dolorosa ma affascinante". Lo scrive il presidente della Camera Gianfranco Fini sul sito di Generazione Italia in conclusione della sua risposta a un iscritto lombardo del think thank a lui vicino dopo le parole di ieri sul concetto di Padania.

Berlusconi a gamba tesa su Gianfranco Fini, cui tira le orecchie per le continue polemiche, ultima quella sulla Lega e il suo "ostruzionismo" alle intercettazioni. "In un grande partito, dice il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi intervistato da "Oggi" - può anche accadere che vi siano opinioni diverse. Poi però si vota e alla fine la decisione che raccoglie il maggior numero di voti deve valere per tutti. Fini non ha mai contestato questa regola, che nel Pdl è in vigore fin dal primo giorno, tanto è vero che io stesso ho dovuto subirla in diverse occasioni. Se si stabilisce questo metodo democratico, senza strappi, senza inutili provocazioni quotidiane, senza uno stillicidio di polemiche continue, allora potremo portare a compimento con successo quella felice intuizione che oltre dieci anni fa discussi con l'indimenticabile Tatarella".

"Fare la pace con Fini? Per fare la pace, prima ci deve essere una guerra. Io non sono mai stato in guerra con nessuno, e litigare è cosa estranea al mio Dna. Anzi, dico sempre che mi faccio concavo o convesso a seconda dell'interlocutore, pur di far sempre prevalere il dialogo, il confronto amichevole. Questo vale anche per i rapporti con il Presidente della Camera", dice Berlusconi.

Alla domanda se Fini resterà nel Pdl, Berlusconi replica: "Credo che il traguardo del Pdl sia stato anche per lui un traguardo storico irreversibile, per il quale valeva e vale la pena spendere le nostre migliori energie politiche. Non posso perciò credere che si voglia mettere in discussione questo risultato. Sarebbe una enorme delusione innanzitutto per i nostri elettori. Il nostro popolo, il Popolo della libertà non lo capirebbe".

Le intercettazioni

"So per certo che la stragrande maggioranza degli italiani è d'accordo con me sull'assoluta necessità della legge sulle intercettazioni, tant'è vero che quando ne parlo in pubblico, raccolgo solo applausi di consenso e di incoraggiamento per andare avanti fino all'approvazione definitiva, che ormai è in dirittura d'arrivo. Quando la legge sarà approvata il nostro Paese sarà davvero più europeo, più civile e più moderno", ha detto Berlusconi. "Il mio obiettivo", ha detto il premier "è porre fine a un sistema di abusi che in tanti anni ha di fatto cancellato il nostro diritto alla privacy. Questa situazione è purtroppo il portato di una cultura giustizialista che accomuna una piccola lobby di pm politicizzati e la lobby dei giornalisti che invece di fare le inchieste sul campo preferiscono fare del 'copia e incollà sui fascicoli delle procure che contengono le intercettazioni, anche quelle dove emergono solo fatti privati". Sul rischio di fare un regalo ai criminali o proteggere la Casta, Berlusconi ha detto: "Tutto questo non ha nulla a che vedere né con la cosiddetta Casta né con le indagini serie contro i delinquenti o la criminalità organizzata. Le regole sulle intercettazioni contro la mafia e tutte le altre organizzazioni del crimine organizzato ('ndrangheta, camorra, sacra corona unita e così via) resteranno infatti in vigore come prima. La legge che il Parlamento sta discutendo contiene un giusto equilibrio fra le esigenze della tutela della privacy e quelle della lotta contro il crimine e la tutela della legalità".

Sul ddl rilancia anche Verdini: "Vogliamo fare tutti e tre i provvedimenti entro la pausa estiva: la manovra, il ddl intercettazioni e il provvedimento sull'università. O almeno ci proviamo". Così Denis Verdini, coordinatore del Pdl al termine del vertice a Palazzo Grazioli.

Fini: "Caro Stefano, tu mi chiedi di essere più presente al Nord. Accetto la sfida, insieme a tutti gli amici che credono nell'Italia, nel senso di appartenenza ad una comunità nazionale, a un'idea di Nazione, a una storia antica, dolorosa ma affascinante". Lo scrive il presidente della Camera Gianfranco Fini sul sito di Generazione Italia in conclusione della sua risposta a un iscritto lombardo del think thank a lui vicino dopo le parole di ieri sul concetto di Padania.

22 giugno 2010

 

 

 

Bossi: "L'Italia compra la partita" Figc: basta, ha passato il segno

"Tanto la partita se la comprano: vedrete che al prossimo campionato ci saranno due o tre calciatori slovacchi che giocano nelle squadre italiane...": così il leader della Lega Umberto Bossi risponde ai cronisti che gli chiedono un pronostico sulla partita che, ai Mondiali in Sudafrica, vedrà giovedì contrapporsi la Nazionale italiana a quella della Slovacchia.

"Una dichiarazione sconcertante e offensiva. Questa volta e in questo momento, il senatore Umberto Bossi ha passato il segno". Questa la nota ufficiale della Figc che replica alla dichiarazione del leader della Lega, Umberto Bossi. "Tanto la partita contro la Slovacchia la compreranno, vedrete che nel prossimo campionato ci saranno due o tre calciatori slovacchi nelle squadre italiane...", la dichiarazione di Bossi che aveva così risposto a chi gli domandava un pronostico sulla gara di giovedì contro la Slovacchia, decisiva per la qualificazione agli ottavi di finale del campionato del mondo.

22 giugno 2010

 

 

 

Abete ribatte a Calderoli: "I premi li paga la Fifa"

''E' un dibattito piu' di politica che di sport in senso stretto, noi siamo in linea con la politica di gestione dei costi del Coni e su questa linea vogliamo andare avanti''. Cosi' il presidente della Figc Giancarlo Abete interviene sulla polemica innescata dal ministro della Semplificazione legislativa Roberto Calderoli spiegando che ''eventuali premi derivano dalla risorse ricavate dalla Fifa e

non avrebbero nessun aggravio sul bilancio dello Stato. Sul problema dei premi - aggiunge Abete ai microfoni di Radio Anch'io lo sport - non si e' assolutamente parlato, e' un problema che onestamente non e' stato affrontato''.

''La federazione - assicura il presidente della Figc - e' molto attenta alla gestione del bilancio federale. La dirigenza sportiva e' molto attenta agli emolumenti e abbiamo sempre dato il buon esempio''. Per quanto riguarda l'allarme sicurezza in Sudafrica ''c'e' una attenzione notevole - ha spiegato Abete - noi siamo molto tranquilli e sappiamo che tutto quello che e' possibile fare sara' fatto''.

07 giugno 2010

 

 

 

 

Fini: "La Padania non esiste sono tutte invenzioni..."

Dopo il raduno di ieri a Pontida con la Lega, che è tornata ad evocare la secessione nel caso il federalismo fiscale non vada in porto, il presidente della Camera Gianfranco Fini va all'attacco. "La Padania non esiste", dice colpendo al cuore uno dei simboli più cari al Carroccio. Non solo. Questo tipo di "invenzioni", va giù duro, intacca la "coesione nazionale" che "rischia di affievolirsi senza un contrasto alle sortite separatistiche". Parole alle quali replica il governatore del Veneto Luca Zaia: "Allora nemmeno il sud esiste".

E sulle quali va pesante il senatore leghista Giovanni Torri: "Se la Padania è propaganda - dice - allora ripercorrendo la storia politica del presidente della Camera viene da chiedersi un pò di cose". Tanto per dirne una - afferma il leghista - "non è vero che quando andò al Family day stava di fatto con l'attuale compagna?". In ogni caso, data la replica inferocita dei 'suoì, non è difficile immaginare che le parole di Fini possano avere irritato il Senatur Umberto Bossi che solo pochi giorni fa aveva fatto da sponda al co-fondatore del Pdl sulle intercettazioni con un'occhio all'obiettivo di portare a casa il federalismo fiscale. Una riforma sulla quale il Carroccio vuole accelerare anche per dare una risposta alle autonomie locali sul piede di guerra per i tagli lineari della manovra che tolgono loro l'ossigeno. Con i sindaci del nord che ieri hanno addirittura scelto di non salire sul palco di Pontida. Di questo andrà a parlare Bossi stasera ad Arcore con il premier Silvio Berlusconi chiedendo, appunto, garanzie sul prosieguo del federalismo. "Il governo si sbrighi", è il monito del governatore della Lombardia Roberto Formigoni che sottolinea come entro dieci giorni al massimo debba arrivare in Parlamento la relazione del Tesoro sull'impatto della riforma e, a seguire, un pacchetto di nuovi decreti attuativi.

Del resto, come sottolinea il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, sulla linea delle parole di ieri di Bossi ("il federalismo sono io"), "ci sono tre ministri che stanno lavorando a mille per farlo". "Bossi, Tremonti e Calderoli - dice il ministro della Semplificazione, senza peraltro citare il neo-ministro Brancher - stanno lavorando per portare entro giugno la relazione tecnica sul federalismo e quattro decreti legislativi". Secondo quanto spiegano fonti governative, la Lega avrebbe avuto assicurazioni dal ministro Tremonti sulla relazione che potrebbe anche arrivare in Parlamento qualche giorno prima dell'ultima data utile, ovvero il 30 giugno. E sarebbero a buon punto anche tre dei prossimi decreti attuativi (quello su Roma Capitale ha già avuto l'ok del Cdm) che potrebbero arrivare tutti insieme in uno dei primi Consigli dei ministri di luglio. Si tratta dei due che vanno a stabilire fabbisogni e costi standard in relazione alle funzioni fondamentali delle autonomie e di quello sui tributi locali di Comuni e Province. In settimana verrà stabilità la road map dei provvedimenti. Intanto l'opposizione va all'attacco. L'Udc con Pier Ferdinando Casini, che ha sempre votato no sul federalismo, ha buon gioco a cavalcare le perplessità di Formigoni sul rapporto manovra-riforma federale. Mentre il Pd con Francesco Boccia, chiede che non si facciano scelte al ribasso sui costi standard e avverte: "o si fa il federalismo fiscale ora o muore".

21 giugno 2010

 

 

 

 

Io, siciliano a Pontida a parlare di secessione dove è avvenuta già

di Giuseppe Provenzanotutti gli articoli dell'autore

Giovane siciliano, meridionalista per vocazione, non conoscevo nessun leghista. Allora ho deciso di incontrarli tutti. Tutti insieme e in una volta: sono andato a Pontida. Né lunga né corta la fila d’auto, alle otto e mezza del mattino, di pullman, di ombrelli sotto la pioggia, al freddo. Già all’insegna del primo parcheggio – insegna verde – era chiaro tutto ciò che avrei messo da parte. Le tentazioni del folclore, la supponenza federiciana di fronte all’abbazia, la soddisfazione di vedere auto "posteggiate alla napoletana"; e poi i banchetti padani, i costumi celtici e le vuvuzelas verdi sul prato – un pantano semideserto.

Il produttore agricolo di Parma, ombrello giallo marcato "Parmigiano reggiano", leghista da "quote latte", subito si schermisce dall’accusa di razzismo: gli immigrati della sua azienda vivono in case "più a regola della sua" – la legge, si sa, "impone controlli". Incuriosita, si avvicina una signora matura. È il tipo leghista che forse non avrei voluto incontrare affatto: il meridionale emigrato. È calabrese – a Vercelli da ragazzina – e mi racconta delle sue vacanze estive laggiù, dei tanti che riconoscono: "ce l’avessimo noi uno come Bossi!"

Piemontesi e veneti arrivano per primi e fieri, a raccogliere tributi ai loro risultati: mi sembrano decisamente in maggioranza, chissà. Da Novara parlano di buona amministrazione, dicono "padroni a casa nostra", han voglia di discutere di storia: dall’errore dell’Unificazione all’indifferenza per l’Unità d’Italia. Tra loro, un ragazzo di trent’anni, fiero nella camicia verde a mezze maniche e calzoncini, mentre tutto intorno è inverno. Leghista perché dieci anni fa perdeva il posto di lavoro: deluso dal sindacato, dalla sinistra. Lui, poi, si sente ancora di sinistra – e non è l’unico – "insomma, vicino ai lavoratori": la solidarietà di classe, però, all’interno della Padania. Applaude forte agli operai della Indesit, che da Bergamo "delocalizza" a Caserta: al Sud, la Cina è sempre più vicina. Nessuno sembra avercela coi meridionali: forse quelli che mi guardano interdetti, mi mandano con gli occhi a quel paese (al mio paese?), e Va’ pensiero. Non certo il ragazzo, pure deluso da Bossi che "ha abbandonato la secessione". È un eretico: nella stessa sezione di Cota ("un democristiano") critica – rompe le balle. "Il Partito si riempie di democristiani", e confessa quello che solo pochi si lasciano sfuggire: dopo Bossi, diventeranno come gli altri, divisi in correnti. Lui, per allora, starebbe con Maroni. In molti, come lui. E Renzo? "Non è vero che nessuno ha criticato", protesta: "non ascolti Radio Padania"? I veneti mi lasciano sedere al loro tavolo di un bar: d’altra parte, sono i terroni del Nord. La signora di Verona, una "dirigente", sospetta che io sia un inviato di Santoro. Mi rassicura sulla secessione – mi mostra la tessera del 1992 con scritto "federalismo e autonomia": la Lega non l’ha mai voluta! Sugli immigrati, il problema sono i simboli. "I nostri, da difendere – e i loro": "nessuno di noi, viaggiando in Africa o in Birmania, si sognerebbe di costruire una chiesa". Entriamo in confidenza, e controbatto. Di fronte alle enormità, mi dice candida: "quelle sono solo parole"! È certa che io sia del Pd, mi dice della sua ex migliore amica, una democratica che per opposta militanza non le rivolge più la parola. Mi chiede dove usciranno le cose che segno sui miei appunti. Non la faccio fessa: "non ho cultura, ma non sono mica ignorante io"! I Lombardi che ho incontrato erano guardinghi e indottrinati, forse un poco spodestati dagli altri che ora vantano i governatori. E tutti quanti, lì sul "sacro suolo", spodestati da quei leghisti d’opinione, che votano ma non si sognano i giuramenti, di indossare corna e professare fede al capo. La cristologia di Bossi, alla fine, me la spiega chiaramente un povero cristo tra i tanti – un signore nero col fazzoletto verde, comprensibilmente indispettito dalla mia curiosità. Alla fatidica domanda sul "dopo Bossi", dice in furbo anticipo sugli altri: "dopo Gesù non c’è un altro Cristo". Bossi dal palco minaccia la secessione. A loro basta vederlo, forse lo preferirebbero anche muto: un simulacro, come il Cristo col drappo verde dell’abbazia. La secessione minacciata: non sanno neanche loro quanto sia già avvenuta. Così, viene una gran voglia di tifare Italia, vada come vada, da uno schermo dell’hinterland milanese. E subito dopo di prendere quell’alta velocità che riporta a Roma in sole tre ore. Quell’illusione di un’Italia tanto prossima. Un’illusione che si ferma più o meno a Pomigliano.

21 giugno 2010

 

 

 

 

 

Fini contro Pontida: Padania mai esistita, a rischio la coesione

Barbara FiammeriCronologia articolo22 giugno 2010

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Questo articolo è stato pubblicato il 22 giugno 2010 alle ore 08:03.

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ROMA

La Padania non esiste, non è mai esistita ed è solo "un'invenzione propagandistico elettorale", come "la bandiera con il sole delle Alpi", o il Va pensiero preso a prestito per farne l'inno padano. Ma sarebbe un grave errore derubricare come mere "goliardate" le provocazioni del Carroccio che vanno invece "contrastate" perché minano la "coesione nazionale". A lanciare il monito è Gianfranco Fini. Lo fa con tono pacato, riproponendo concetti espressi più volte nel corso degli ultimi mesi, durante il convegno organizzato dalle fondazioni Farefuturo e Spadolini. Ma la scelta del presidente della Camera di pronunciarli proprio all'indomani del raduno leghista a Pontida non può essere sottovalutata.

Fini non teme la secessione. L'Italia – aveva detto già in un'intervista sul giornale israeliano Yediot Aharonot – non è il Belgio, non ci sono etnie, lingue diverse. La lega non vince perché propone di dividere il paese ma perché risponde ai bisogni del cittadino. Il pericolo allora non è tanto l'invenzione della Padania – spiega il presidente della Camera rispondendo a Stefano Folli del Sole 24 Ore – ma il relegare "l'italianità in una sorta di operazione museale", nel non rendere vivi quei "valori non trattabili" alla base della nostra identità. I "tentativi propagandistici" del Carroccio vanno perciò contrastati da chi ha responsabilità politiche ma allo stesso tempo è indispensabile un'abile "azione culturale e pedagogica" attraverso la quale si riaffermi cosa si intenda per nazione. E questo passa anzitutto per l'assunzione di responsabilità da parte della politica, che invece è sempre più distante dai cittadini i quali oggi paiono sempre più disincantati e "rassegnati", anche a causa degli scandali che i coinvolgono il ceto politico. "Siamo passati da una fase in cui il ceto politico aveva comportamenti extra o contra legem per finanziare il sistema a una fase in cui la questione morale e politica è legata solo a comportamenti individuali: oggi non si va contro la legge per far fronte ai costi della politica ma per interesse personale".

Alla Lega ovviamente le osservazioni di Fini non sono piaciute. "C'è chi lavora per realizzare il federalismo, e conseguentemente la coesione, e chi, invece, si dedica alla filosofia...", ha detto Roberto Calderoli senza citare l'ex leader di An. E proprio il ministro per la Semplificazione assieme a Umberto Bossi ieri sera era ad Arcore a cena da Silvio Berlusconi dove era presente anche il neoministro per l'attuazione del federalismo Aldo Brancher. Al desco del Cavaliere si è parlato certamente delle competenze di Brancher. In realtà nessuno teme che il neoministro possa in qualche modo aggredire il "territorio" curato dal Carroccio. Il problema per Bossi non è né Brancher e neppure Fini ma il riuscire a portare avanti il federalismo nonostante la crisi finanziaria e la manovra. Questo è il vero timore per il leader del Carroccio, che domenica si è visto i suoi sindaci non salire sul palco in segno di protesta per i tagli imposti dalla finanziaria. Ed è per questo che Bossi non si è fatto scrupolo nei giorni scorsi di andare da Fini e di sostenere la posizione del presidente della Camera per una modifica sostanziale del testo del ddl sulle intercettazioni.

Il Senatur non vuole strappi. Non ora, nonostante gli uomini più vicini al premier continuino a ripetere che Berlusconi prima o poi romperà gli indugi, chiedendo di andare al voto anticipato. Bossi prima deve poter mettere fieno in cascina e per la Lega vuol dire portare a casa il federalismo o quantomeno i decreti attuativi. Fini lo sa bene. L'ex leader di An però non intende lasciare spalancata la strada al Carroccio. E anche ieri è tornato a sottolineare la necessità di accompagnare il federalismo fiscale con un coerente sistema istituzionale. A partire dal chiarimento delle competenze tra stato e regioni e dall'abolizione del bicameralismo perfetto. Altrimenti – ha spiegato – anziché razionalizzare rischiamo di moltiplicare i centri di spesa, con quel che ne consegue.

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2010-06-29

Bossi rilancia dopo Pontida: ora date i ministeri al Nord

di Mariolina SestoCronologia articolo29 giugno 2010

Questo articolo è stato pubblicato il 29 giugno 2010 alle ore 08:08.

ROMA- "Non possiamo solo pagare e non avere niente, dobbiamo anche contare e il fine ultimo è portare un ministero a Milano, quello delle Finanze. E poi quello dell'Industria a Torino e per esempio quello del Turismo a Venezia". Dopo Pontida, Umberto Bossi torna a puntellare il suo nuovo obiettivo: si chiama, in gergo tecnico, "capitale reticolare", ma per il Senatur il trasferimento dei centri di potere deve andare in una sola direzione, verso il Nord.

Ancora in mezzo alla bufera del caso Brancher, che tanto ha indignato su siti e media, il popolo leghista, il leader del Carroccio cerca di deviare l'attenzione e di riportarla su temi più in sintonia con gli umori della sua base. Così torna a issare la bandiera della Padania e di un'eventuale secessione con la "forza": "Noi siamo destinati a veder nascere la Padania – arringa nel corso di un'intervista ad affaritaliani.it –, non c'è santo che tenga. La Padania sta a noi se farla in maniera pacifica o violenta: io preferisco la via pacifica, perché per l'altra via c'è sempre tempo a utilizzarla. Noi vogliamo che la gente capisca che bisogna cambiare per dare ai nostri figli un sistema migliore di quello romanocentrico".

 

Intanto il neoministro Aldo Brancher – sotto il tiro delle opposizioni, che ne chiedono in coro le dimissioni – fa sapere di non avere alcuna intenzione di lasciare l'incarico. "Ribadisco il mio parere assolutamente fermo contro la richiesta di dimissioni", ha ripetuto ieri tornando a difendere il proprio operato: "La vicenda è stata strumentalizzata - ha argomentato -. Non so chi ha sbagliato, ma chi ci ha marciato mi sembra evidente. Avevo chiesto già tre volte un rinvio dell'udienza per i miei impegni da sottosegretario e questa era un'ulteriore richiesta. Non ho preso in giro nessuno". I suoi legali fanno inoltre sapere che lunedì prossimo presenteranno ai giudici la formale rinuncia al legittimo impedimento. Non è invece ancora chiaro se il ministro si presenterà lo stesso giorno nell'aula del tribunale.

A complicare la storia, già controversa, di questa nomina è poi la ricostruzione della sua genesi. È lo stesso Brancher a rimandare i giornalisti a un'intervista concessa ieri dal ministro Calderoli al Corriere della sera. In sintesi, il ministro leghista racconta che "per Bossi l'opzione principale" era Brancher alle Politiche agricole e Galan allo Sviluppo economico. "Ma questa ipotesi non si è realizzata per problemi di equilibri interni al Pdl – spiega Calderoli –. A quel punto si è parlato di ministro senza portafoglio". Tanto basta per far esplodere gli esponenti di opposizione: "È la dimostrazione che la nomina di Brancher prescinde dalle reali necessità del governo". "È una truffa istituzionale, da questa situazione si può uscire solo con le dimissioni di Brancher da ministro" tira le conclusioni il vicesegretario del Pd Enrico Letta. Mentre il capogruppo di Idv, Massimo Donadi, rilancia la proposta di una mozione di sfiducia unitaria delle opposizioni. Con la postilla che Idv ne presenterà comunque una in caso di mancato accordo. È però qui che il coro delle opposizioni diventa un insieme di voci discordanti. L'Udc Michele Vietti non scioglie le riserve: i centristi sono infatti restii a un'iniziativa parlamentare assieme a Di Pietro. E lo stesso Pd, nonostante Franceschini e Donadi si siano trovati d'accordo sull'idea di presentare un documento comune, esita: "Dobbiamo evitare - osserva il vicecapogruppo Alessandro Maran - che la vicenda Brancher finisca per rafforzare il centro-destra e per indebolire il centro-sinistra, con una sua divisione". Oggi si riuniranno i gruppi di opposizione per la decisione. Quanto a incarico e deleghe ancora mancanti, Brancher scarica la colpa su Palazzo Chigi: fa parte delle competenze della presidenza del Consiglio - spiega -. Le deleghe diventano ufficiali e definitive quando vengono pubblicate sulla Gazzetta ufficiale: non sono certo io che devo pubblicare questa cosa".

 

 

 

 

2010-06-22

Bossi risponde a Fini: 10 milioni di persone pronte a battersi per la Padania

Cronologia articolo22 giugno 2010

Questo articolo è stato pubblicato il 22 giugno 2010 alle ore 20:26.

"Ci sono grosso modo 10 milioni di persone disposte a battersi per la Padania, vuol dire che esiste. Certo non c'è lo Stato padano, ma la Padania esiste". Il leader della Lega Umberto Bossi non ci sta e risponde alle critiche lanciate dal presidente della Camera che oggi è tornato ad attaccare il Carroccio e la Padania sostenendo che "non esiste, c'è solo l'Italia".

Poi i cronisti gli chiedono se la querelle nuocerà alla maggioranza e Bossi risponde senza tentennamenti. "La polemica non fa bene alla salute di Fini, perché è difficile che lui prenda i voti da quella parte", cioè al Nord. Oggi, infatti, rispondendo alla lettera di un iscritto di Generazione Italia, il presidente della Camera si era detto pronto a impegnarsi maggiormente su quel fronte, ma il numero uno del Carroccio lo attende al varco. "Non sto ad accogliere - aggiunge - chi spara a zero contro di noi, si arrangerà da solo, ha le gambe e la capacità di prendere un treno".

Infine il Senatur ribadisce la sua posizione sul ddl intercettazioni che il Pdl, dopo l'incontro di oggi con il premier Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli, è deciso a chiudere entro l'estate. "Dipende dal presidente della Repubblica - chiarisce Bossi - perché è lui che firma. Io spero di sì". Ma è evidente che per il leader del Carroccio il dialogo con il capo dello Stato resta una tappa imprescindibile. (Ce. Do.)

 

 

 

 

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